Il mio approccio
L’orientamento cognitivo-costruttivista-evolutivo

Il presupposto alla base di tale approccio è che non esista una realtà oggettiva, uguale per tutti, ma è la persona, che crea la propria realtà, costruendola sulla base delle proprie regole interne e delle proprie esperienze, sin dai primi momenti di vita. Si viene così a definire una personale “mappa mentale del mondo”, all’interno della quale viene amplificata la percezione di certi stimoli e sottostimata quella di altri.
La sofferenza psicologica ha origine, secondo tale approccio, da eventi interni o esterni, che contrastano in maniera eccessiva con la personale mappa del mondo, per cui la persona non riesce ad integrarli a causa dell’eccessiva rigidità o eccessiva incoerenza.
L’obiettivo fondamentale è quello di aiutare il paziente ad essere maggiormente consapevole della propria mappa, andando a ricercare anche quegli aspetti della propria esperienza non espliciti. In particolare viene data rilevanza ad elementi quali emozioni, pensieri, immagini, sensazioni, bisogni, intenzioni (stati mentali) ma anche quelli altrui, riflettendo e ragionando su di essi.
A ciò consegue un’elaborazione diversa del problema e del proprio vissuto, ciò va ad agire, di conseguenza, sulle proprie reazioni (emotive e comportamentali) e sulla sofferenza psicologica. L’obiettivo finale è quello di aiutare il paziente ad utilizzare la propria mappa in maniera più flessibile e consapevole tenendo in considerazione gli obiettivi personali.
La relazione ha una funzione centrale all’interno di questo approccio, perché è attraverso di essa che il paziente riesce a sperimentare modalità nuove e maggiormente flessibili. Il terapeuta si pone come accompagnatore del paziente all’interno del percorso di esplorazione del proprio sistema conoscitivo, ponendosi come esperto nell’applicazione del metodo, mentre il paziente rimane il vero esperto di se stesso.

Il mio approccio
L’orientamento cognitivo

L’approccio cognitivo-costruttivista trae la sua origine dai presupposti teorici del cognitivismo clinico.
La psicoterapia cognitiva si basa sul presupposto che è presente una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti, di conseguenza le reazioni emotive e comportamentali sono determinate dal modo in cui ciascuno interpreta, ovvero dai pensieri alla base di ogni evento.
Immaginiamo una situazione che possa esemplificare questo concetto: se sono presenti diverse persone in una piazza e improvvisamente si sente un rumore molto forte possiamo osservare come alcuni scappino, altri rimangano indifferenti, altri ancora si avvicinino incuriositi al luogo di provenienza del rumore. Ciò che spiega i differenti comportamenti è l’interpretazione data da ciascuno al rumore, quindi dai loro pensieri. Ci potrà essere un “Oddio una bomba!” oppure “Qualche sciocco ha fatto scoppiare un petardo.” o, ancora, “Magari c’è qualche manifestazione interessante!”. Ad un medesimo evento, quindi, corrispondono emozioni e comportamenti differenti perché alla base vi è un’interpretazione diversa.
L’essere umano è portato a interpretare tutti gli eventi che lo circondano perché è fondamentale dare un senso e cercare coerenze nelle varie esperienze, questo per non essere sopraffatti dalla grande quantità di stimoli che circondano ogni individuo ogni giorno. Con il trascorrere del tempo le varie interpretazioni possono portare a convincimenti, schemi mentali, che possono essere più o meno aderenti alla realtà, più o meno funzionali al benessere personale.
Aspetti caratteristici della psicoterapia cognitiva:

  • Fondata scientificamente;
  • Orientata allo scopo (dopo una prima valutazione, terapeuta e paziente stabiliscono assieme gli obiettivi della terapia);
  • Centrata sul problema attuale (il terapeuta si focalizza su ciò che nel presente contribuisce a mantenere la sofferenza, pur considerando gli eventi passati come utili fonti d’informazione circa l’origine e l’evoluzione dei sintomi);
  • Ritiene fondamentale il rapporto di collaborazione tra terapeuta e paziente;
  • Utilizza diverse tecniche che variano in base al tipo obiettivo e alla fase della terapia (le tecniche derivano da diversi orientamenti in particolare da quelli di origine cognitivo-comportamentale);
  • Considera il paziente come in grado di acquisire le competenze necessarie per divenire consapevole del proprio funzionamento e di utilizzare le tecniche principali per gestire la propria sofferenza in modo autonomo.