,In questo periodo di forti restrizioni per ciascuno di noi, sono state avanzate da parte di molti, genitori e stimati colleghi, la richiesta di accettare deroghe per i bambini alla norma della chiusura in casa, indicando possibili effetti negativi del perdurare della forzata reclusione.
Questa notizia mi ha fatto venire in mente la frase ascoltata più volte durante il mio percorso formativo psicoterapeutico “gli effetti del trauma sulla persona sono in stretta relazione a come il trauma viene affrontato dalla sponda relazionale”. Certo questo non significa assolutamente che non sono presenti eventi critici e situazioni complesse in sè, pensiamo a eventi catastrofici, guerre, ecc., ma certamente il modo in cui le figure significative a fianco della persona, e del bambino in particolare, reagiscono alla situazione, aiutano a mitigare i fattori negativi provenienti dall’ambiente esterno.
Leggendo post in vari gruppi di genitori mi sono resa conto che effettivamente nè bambini nè genitori stanno reagendo tutti alla stessa maniera. Quindi l’esplosione a orologeria prevista da molti, non è così universale. Nei vari gruppi di genitori si raccontano storie di bambini impegnati in tante attività, bambini concentrati in compiti e lezioni on-line, altri in videogiochi, altri ancora che sanno come passare il tempo e sono diventati apatici, abbiamo anche bambini irritabili e intrattabili e tante altre storie diverse. Prevedibilmente, ognuno di noi è diverso, ognuno di noi reagisce agli eventi esterni a suo modo.
Certo ciò non toglie che ai bambini manchi la propria routine, e, soprattutto, dagli ultimi anni della scuola dell’infanzia e a maggior ragione dalla scuola primaria, il proprio mondo sociale che si è iniziato a costruire.
Ma vorrei porre l’attenzione su un altro dato: per un bambino, per cui il genitore è un fondamentale punto di riferimento quotidiano, quanto conta la reazione emotiva del genitore in questo frangente? E non parlo delle parole rassicuranti con cui spesso cerchiamo di relazionarci coi nostri piccoli, ma il vero vissuto interiore di ciascuno di noi.
In ciascun essere umano sono presenti una serie di neuroni specchio, ovvero i neuroni responsabili dei processi empatici, ma in età evolutiva tali circuiti neuronali sono particolarmente attivi. Questo comporta che i bambini sono in grado di percepire come ci sentiamo veramente prima ancora, spesso, di esserne noi stessi consapevoli. Per questo è fondamentale essere congruenti, di fronte ai bambini, con i propri stati interni, inoltre una chiara comunicazione genitore-bambino è in grado di aiutare il piccolo ad elaborare il nesso causa-effetto tra gli eventi e gli stati emotivi degli adulti di riferimento, e questo è certamente un buon modo per aiutarlo a riordinare il caos che li circonda e capire meglio cosa sta accadendo.
Tutto ciò, può nascondere certamente qualche insidia, in particolare quando le emozioni di noi adulti risultano incontenibili e di difficile gestione interna da parte del genitore, in quel caso il bambino può sentirsi sopraffatto e vulnerabile di fronte ad un genitore che non è in grado di regolare i propri stati emotivi.

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